Registrare conversazioni in lingua locale, tramite video ripresi dai parlanti stessi o da loro parenti, amici, conoscenti con mezzi oggi diffusi e facilmente disponibili, permette di rilevare le varietà linguistiche sul territorio a risoluzione naturale in ogni loro caratteristica, dall’esatta pronuncia agli accenti regionali. Non è neces­sario reclutare intervistatori né disporre di fondi appositamente stanziati, essendo la maggior parte degli oneri distribuita fra i partecipanti.
A questa fase può seguire uno studio approfondito dei materiali raccolti da parte di personale specializzato.

La trasmissione da una generazione all’altra di gran parte delle lingue minori d’Europa e del mondo si è oggi interrotta, e i parlanti attivi si riducono alla popolazione più anziana. Con la loro scomparsa è imminente la definitiva estinzione di queste lingue, e un immenso patrimonio culturale sta per andare perduto.

A meno di un salvataggio sempre più improbabile, non sfuggiranno a questo destino le lingue del Piemonte, della pianura padana e dell’arco alpino. Ma qualunque soluzione si voglia adottare, essa deve necessariamente passare per la registrazione capillare delle caratteristiche delle parlate da salvare, con un dettaglio superiore a quanto abbiano finora fatto i vocabolari e gli atlanti linguistici, che non rilevano la totalità delle informazioni che occorrono per parlarle come un parlante nativo, ad esempio intonazioni e accenti regionali.

L’odierna disponibilità a costi accessibili di videocamere – ad esempio quelle montate sui telefoni cellulari – in grado di riprendere video e audio di qualità ancor pochi anni fa riservata ad attrezzature professionali, rende possibile rilevare dati etnografici e linguistici in quantità, con precisione e risoluzione territoriale fino a un recente passato impensabili, e sarebbe perciò un pec­cato non sfruttare questa possibilità.

Vorrei invitare la popolazione a riprendere delle persone mentre parlano il dialetto locale – specialmente persone anziane, che ancora lo parlino nel modo più tipico e genuino – con una video­camera Full HD, seguendo le istruzioni di seguito riportate, e spedirmi i video realizzati.

Riprendere un gran numero di video, che rilevino le varietà individuali e locali dei dialetti di una moltitudine di parlanti per ogni comune e frazione, non solo permetterebbe di raccogliere dati di interesse linguistico ed etnografico a supporto e integrazione di studi già svolti, ma di registrare nel massimo dettaglio la totalità delle informazioni necessarie a riprendere a parlare queste lingue, insegnarle e riportarle in vita anche a distanza di molto tempo, il che è lo scopo ultimo di questa mia proposta.

Più video si girano, facendo parlare più persone possibile, più complete sono le informazioni raccolte. L’ideale sarebbe registrare video di diversi parlanti per ogni località fino al livello di frazione o borgata, casa per casa, ed è per questo che invito tutti i piemontesi a collaborare.
Dopo aver ripreso qualche video sui propri parenti, continuare a girarne altri, poi offrirsi di fare lo stesso per vicini, conoscenti e sconosciuti che potreb­bero non essere al corrente di questa iniziativa. Spesso infatti il materiale più prezioso per queste registrazioni viene da persone riservate che vivono isolate e parlano ancora il vecchio dialetto con l’accento più tradizionale, ma vanno contattate appositamente.

Tra le varietà di piemontese mi interessano direttamente quelle di Chieri e del suo territorio, che meglio conosco e sono in grado di comprendere, ma pure ogni parlata rustica che presenti caratteristiche inusuali che nel torinese non si trovano o si sono estinte. Le mie possibilità di elaborare una tal mole di dati sono ovviamente limitate, ma auspico che altri si facciano avanti, sia linguisti che dilettanti, fino a formare una rete di collaboratori che non neces­sariamente si limiti al piemontese, ma interessi altre lingue del Piemonte e anche al di fuori di esso, perché in Piemonte vi sono dialetti di transizione verso quelli delle regioni vicine, e tanto vale allora coinvolgere pure queste. Se ricevo registrazioni in dialetti che non capisco, le passo a qualcuno in grado di comprenderli.

Una videocamera Full HD non costa molto e in sua mancanza quasi tutti hanno uno smartphone in grado di effettuare riprese adatte. Con una spesa tutto sommato modica ognuno può contribuire a salvare un patrimonio culturale di cui, altrimenti, tra pochi anni non resterà quasi nulla.

Interesse etnolinguistico a parte, ognuno ha la sua storia e di tutte queste storie conosciamo solo quelle che sono state tramandate in famiglia, le altre sono andate perdute. Girare un video è anche un modo per raccontare e far conoscere la propria vita o quella di un familiare, un parente, qualcuno che si conosce.

Una sessione di registrazione potrebbe svolgersi all’incirca come segue.
Si organizza una riunione in cui l’intervistato o gli intervistati parlano di quel che vogliono, in forma di monologo o di dialogo con gli altri convenuti. Non è tanto importante cosa si dice ma che ognuno parli nella sua varietà dialettale locale. Si girano alcuni video di durata tra il quarto d’ora e la mezz’ora.
Al termine di ogni video, a mente ancora fresca, lo si riguarda tutti insieme e si scrive una traduzione in italiano del parlato, o almeno indicazioni che chiariscano i passaggi poco chiari. “Al minuto 3:22 ha detto frèl invece di frél.” Se una frase si sente male ne si discute, la si ripete. Anche questa revisione viene ripresa con la telecamera e allegata al video. È importante perché chi visionerà i video per trascriverne il parlato potrebbe non capire qualche parola pronunciata troppo in fretta. Si può pure creare una trascrizione, se ci si reputa in grado di farlo, ma è laborioso e non indispensabile.
Si scrive su un apposita scheda etnografica nome e cognome degli intervi­stati, luoghi e date di nascita e luoghi di residenza, quali varietà dialettali sono rappresentate nel filmato o nei filmati in oggetto, e la data della regi­strazione. Ogni persona ripresa nei video firma un’autorizzazione all’uso dei propri dati. L’autore o gli autori dei video, detentori dei relativi diritti ai sensi di legge, firmano anche un’autorizzazione alla pubblicazione e all’uso degli stessi. Tutta questa buro­crazia è necessaria affinché i video possano essere adoperati a fini di studio senza incorrere in possibili intoppi legali: insomma, ho cercato di immagina­re a quali rogne potrei andare incontro ed evitarle.
I video e le revisioni su scheda SD o microSD, le traduzioni e ogni altro materiale vanno inviati in busta chiusa all’indirizzo riportato nella pagina dei contatti, insieme al foglio con i dati anagrafici e all’autorizzazione.
Quando si è stanchi si smette e si cena, ripetendo magari un altro giorno con qualche altro video.

Oppure si possono girare video anche brevissimi al volo, quando si presenta un’occasione: nonno, come si dice...? e si accende il cellulare.

Come procedere è ripetuto in dettaglio nelle seguenti istruzioni, disponibili anche come documento PDF separato per poterle stampare in una forma più comoda da leggere di una pagina web.

I seguenti video su Youtube si avvicinano al tipo di riprese che ho in mente, i primi due in forma di intervista, il terzo di monologo. In essi l’elemento prevalente è la testimonianza personale, mentre nel nostro caso interessa soprattutto l’indagine linguistica, ma i due aspetti possono coesistere.
Gli esempi parlano più di una moltitudine di regole e, visti questi, credo che chiunque sia in grado di imitarli.

Ho visto agire s’Accabadora
Guerrino Sanvido parla del basalisch (accompagnato da scheda)
Il mugnaio di Tivoli Giovanni Chierici racconta la vita e il lavoro del ’900, in dialetto bolognese

Su Youtube ci sono diverse testimonianze video come queste, a volte frutto di iniziative sporadiche, a volte di un’attività sistematica. Il mio progetto si propone registrazioni etnografiche riprese a tappeto sull’intero territorio, in modo metodico.

Sono interessanti anche eventuali registrazioni o filmati ripresi in passato, in cui si parla in dialetto o in italiano con l’accento locale, anche se effettuate per altre ragioni, ad esempio in occasione di feste, matrimoni...
Se si decide di allegare anche questi, probabilmente occorre rivolgersi a un fotografo perché li converta in formato digitale.

I video saranno custoditi dall’autore di questo sito, o da persone o enti da lui incaricati. I materiali raccolti saranno messi a disposizione degli studiosi per essere elaborati negli anni a venire da personale qualificato. Sarà ben accolta ogni collaborazione per catalogarli, rielaborarli aggiungendo titoli di testa e di coda, preparare trascrizioni e sottotitoli, crearne e distribuirne delle copie, ricavarne studi linguistici ed etnografici.

L’iniziativa qui proposta riguarda una raccolta di dati preliminare ad attività successive. Preservare i dialetti trova infatti un suo senso nell’ambito di un piano di restauro e ricostruzione del mondo tradizionale ed autoctono che comprenda ambiente e paesaggio, architettura tradizionale, cultura materiale e linguistica, tratti caratteriali delle popolazioni e relative stirpi. Non solo salvare il piemontese ma il Piemonte, e non solo: i popoli minacciati di scomparsa sono molti, conviene aiutarsi reciprocamente a difendersi.

Come ultima esortazione, se qualcuno ancora parla piemontese, o un altro dialetto, lo usi regolarmente con i figli e i nipoti: anche se difficilmente lo impareranno, sapranno almeno capirlo e potranno rendersi conto di quanto sia importante che non si perda. Nel frattempo, in attesa di mettere a punto dei metodi per recuperare i dialetti, e di costruire organizzazioni per farlo, rimanere in contatto con il piemontese potrà salvare almeno l’accento, pure questo in vistoso declino.

Alberto Biamino
22 ottobre – 14 novembre 2020

Invito a riprendere persone mentre parlano in dialetto, e a spedirmi i video prodotti.

Idee e suggerimenti su quali video girare, di quali argomenti.

Istruzioni per riprendere i video etnografici in oggetto, in forma­to PDF adatto alla stampa.

Scheda etnografica da allegare ai video, comprensiva di auto­rizzazione al trattamento dei dati personali.

Autorizzazione alla pubblicazio­ne e all’uso dei video.

Fac simile di scheda etnografica e autorizzazione riportanti dati fittizi, da usare come esempi per la compilazione.

Informativa sul trattamento dei dati personali.